SERIAL KILLER

serial killer

Ho curato tutto nei minimi particolari. Nulla è stato lasciato al caso. Non questa volta che la situazione è così delicata. Io sarò anche un killer, ma uccidere non è affatto il mio mestiere…

“Ti colpirò, senza odio e senza collera.
Perchè possa al fine dissetare il mio Sahara,
le acque del dolore zampillare farò dalla tua palpebra.
E il desiderio andrà sulle tue lacrime salate
come un vascello che si spinge al largo.
Nel cuore inebriato i tuoi singhiozzi,
che mi son cari, echeggeranno
come un tamburo, che batte per la carica.
Io sono coltello e piaga, schiaffo e guancia

Questi sono i versi che hai trovato nel tuo pacchetto di sigarette. Questi sono l’elegante anticamera al tuo patibolo. Con versi che tanto ami ho annunciato l’approssimarsi della tua morte. Ma tu, di questo biglietto non dirai niente a nessuno. D’altra parte non puoi proprio fare diversamente… Sono diventato la tua ombra nell’ombra. Sono ovunque, senza che tu mi veda. Posso tutto, senza che tu lo sappia. Nel mio essere invisibile mi sono reso simile ad un dio onnipotente. E tu stai per salire sulla mia ara sacrificale…
Ti vedo da lontano. Stai arrivando, nella notte, e sei sola. E così sia. Stasera, amica mia, sarà la “nostra sera”…

Ripenso al tuo corpo sopra il mio, e al tuo seno che ondeggia al ritmo dei nostri gemiti concitati, davanti ai miei occhi. Ripenso ai tuoi respiri che incalzano i miei, in quella corsa straziata verso l’estasi. Ripenso alle nostre dita che si intrecciano forte, mentre raggiungi gridando l’apice dei sensi. Sento ancora quei versi che tu non lasci mai soffocare in gola. Entrano dentro al mio cuore, mentre il tuo piacere si riempie copiosamente del mio, mescolandosi ad esso. Il riflesso lontano di quell’amore consumato mi invade ancora la mente, mentre ti aspetto qui. Ripenso alle tue parole di quella sera. Ero rimasto stupito di quei tuoi pensieri inquieti. Dovevi essere proprio pazza per chiedermi quella cosa… “Fallo per me, ti prego… “

Ma ora le carte in tavola sono cambiate, amica mia. Tu non sei più la donna di quella sera. Ti muovi come una preda che ha fiutato il suo cacciatore. I tuoi pensieri sono imbevuti di paura, come una spugna che non ti lascerò strizzare.  Avverti che qualcuno ti sta osservando, e tu non riesci a vederlo. Spuntano ombre da ogni lato. Sono gli arcani spiriti che tu stessa hai evocato. Sono il riflesso delle tue paure più recondite. Presto le sentirai camminare sulla tua pelle.

“… anche stanotte. Sempre lo stesso sogno. Mi capita fin da quando era piccola. In molti mi vogliono morta, sai? Eh eh… Forse anche tu… prima o poi… lo vorrai. eh eh”

Non dovevi rifiutare il passaggio di Michela, e ora ti senti il cuore pulsare in gola. Senti la morte che aleggia nell’aria. La paura è una bestia che ti avvolge fin dallo stomaco, e ti si annoda finanche al respiro. Provi a pensare ad altro. Reciti, tra te e te, l’eco confusa di mille preghiere imparate da bambina. Ma non basterenno certo questi esorcismi a farmi scomparire. Io sono a pochi passi da te, adesso. E tu annusi ovunque la mia presenza. Un forte rumore ti spezza il fiato. Dalle labbra si libera un urlo involontario. Il cuore ti è esploso nel petto e ora lo senti pulsare come un motore impazzito. E’ stato solo il cane del vicino, che all’improvviso ti ha abbaiato da dietro alla siepe. Ridi. “Il cane dei Guidi. Stronzo di un cane…” Riprendi fiato. Ti rincuori. Sorridi.
Ma poi ti accorgi che invece qualcosa è proprio cambiato. Il cane non abbaia a te, ma a qualcosa che tu non vedi, a qualcuno o qualcosa che stava alle tue spalle, nel buio. Dietro di te senti dei passi che ti seguono. Passi che accellerano quando tu accelleri. Passi che stanno dietro ai tuoi passi. Tu non ti volti. Non puoi. Hai troppa paura di imbatterti in quel destino da cui ormai, lo sai, non puoi sfuggire.
Sei vicina a casa. Sento i tuoi tacchi che rimbombano nella strada, buia, mentre tu già cerchi le chiavi di casa. Ti tremano le mani mentre le infili. I passi si stanno avvicinando. “Cazzo, su, cazzo. Apriti. Ti prego, apriti. ti prego, apriti.” Ma non serve più pregare. Non adesso.  E poi, dovresti essere più concentrata.  Non si dovrebbe mai sbagliare chiave in momenti come questi. Proprio ora che i passi sono alle tue spalle. Il tuo cuore  batte a più non posso. Il suo tamburo rimbomba nelle tue orecchie. Le mani tremano nel cercare la toppa della serratura. Ma la chiave riapre la tua speranza, assieme alla serratura. La porta lascia dietro a sè i passi. E tu respiri, nel piacere di un’ attesa liberazione. Fai il doppio giro di chiave. E ora finalmente sei al sicuro. Ora sei a casa tua, dove nessuno potrebbe certo farti del male.

Senza fare il minimo rumore ti tappo la bocca con la mia mano. E’ vestita di fredda pelle nera. Avverti sulla tua bocca come una garza medica. Buffo sentirsi sicuri a casa propria…  Ti attendevo qui da un’ora, ormai, dietro la tua porta. I tuoi sensi lentamente ti abbandonano, mentre soffochi un urlo tra le mie mani. Le pareti del tuo soggiorno ondeggiano. La vista si annebbia. Ricordi solo il volto di una maschera orrenda, in due anguste fessure si rintanano i miei occhi. Il cloroformio comincia a fare effetto…

Mi dici che faccio l’amore in modo troppo morbido. A te piacciono le manieri forti. Rido e mi difendo. Bambina mia, ho quasi dieci anni più di te. Non provocarmi. Afferro i tuoi polsi con le mie mani e ti sfido, poi facciamo ancora l’amore. Ti piace, lo so… ma mi dici che per te ci vorrebbero ben altre cose… Ti diverti a farmi arrabbiare…”

Ti svegli. Come in mezzo al sonno profondo. E in questo dormiveglia, appena realizzi, io divento il tuo peggior incubo. Una ragnatela di corde ti blocca ad un letto piedi, e mani. Ovunque. Il tuo busto nudo è legato e tu non puoi muoverti in alcun modo. Solo poche candele illuminano la stanza. Nel buio stai per assistere alla tua esecuzione.
Lo sai amica mia chi sono io, vero? Sai anche perchè sono qui, giusto?  Provi a rispondere, ma spesso nastro adesivo sulla bocca ti impedisce di farlo. Annuisci con la testa. Poi respiri forte con le narici. Nei tuoi occhi leggo terrore viscerale. Mi inebrio di esso. Mi da potere. Indosso una maschera gravosa e oscura, di una tragedia greca. E mentre davanti ai tuoi occhi affilo un tagliente stiletto, ti spiego che d’amore si vedono soprattutto “commedie”, ma l’amore vero è sempre e solo infinitamente “tragedia”. La mia maschera nell’ombra ti gela il sangue. Il ferro stride su altro ferro, su questo rumore vedo spuntare sulle tue braccia la pelle d’oca. Scorre davanti ai tuoi occhi, come un film dell’orrore, l’arma che ti ucciderà. La faccio pattinare sulla tua pelle ora nuda. Vedo i tuoi capezzoli fiorire per l’emozione.

Ora fai quello che io ti dico… E prometto che ti risparmierò un sacco di dolore inutile. Premo la punta del coltello sul tuo ventre. Gioco a percorrere col freddo della lama il tuo corpo. L’adrenalina si mescola al piacere. E i tuoi sensi impazziscono quando senti il mio ferro giocare col tuo sesso. Adoro il profumo che fai quando ti ecciti. Lo sai? Porto la lama sul tuo collo. La faccio scorrere un po’. Un piccolo taglietto ti colora il collo di una riga rossa. La lecco, poi ti sussurro all’orecchio di spalancare le gambe. Fai segno di no con la testa. No. Mi preghi di no. Ma tu invece lo vuoi. Lo so alla perfezione. Non hai mai desiderato tanto qualche cosa come questa. Io sto per dominarti, amica mia, come mai ha fatto nessuno. Mente e corpo. Anima e sensi. Io ora sono il padrone del tuo stesso destino e della tua stessa vita. Senti le mie mani aprirti le gambe, il mio corpo entra vigorosamente dentro al tuo. Fino al midollo. Fino al fondo dell’anima. Senti il tuo ventre, bagnato di fuoco, che si riempie della mia più cruda bestialità. Io non sono più un uomo, ma il sommo sacerdote dei più oscuri riti eleusini. Il piacere ti pervade come un uragano tropicale. Il nastro adesivo si stacca dalle tue labbra, per il sudore che ti copre. E sento di nuovo la tua voce urlare di piacere. Sei l’eco del mio piacere più vivo. Sei il completamento della mia anima più oscura. Sei il canto impazzito di mille Baccanti invasate. Tra noi un’oscura intesa, che mai era stata a questi livelli. Come scintilla nella benzina esplodo dentro di te. E in quel preciso istante mi sento il padrone del tuo universo. Tu gemi come mai non hai fatto. Io sono il tuo giorno e assieme la tua notte. Io sono la tua vita e assieme la tua morte. Il sono pieno potere assoluto di tutto ciò che resta dei tuoi giorni.

Mi guardi. Estasiata. Innamorata. Vinta e infine sopraffatta. Era così, vero, che tu volevi fare l’amore con me? Voi donne siete proprio strane, a volte… Poi guardo la mia arma, davanti ai tuoi occhi. Tu non sarai salva, amica mia. Io ho una condanna da eseguire e tu lo sai bene. Nulla, proprio nulla, mi esimerà da portare a termine il mio compito. Guardo i tuoi occhi sbarrati e increduli. Mi implori, con voce tremante, di fermarmi. Mi chiedi di donarti la tua vita, mi assicuri che di essa sarò il padrone assoluto.

Mi fermo un attimo e ti guardo. Ma il tuo destino nemmeno a me appartiene. Io sono il tuo boia, e non certo il mandante del tuo omicidio. La tua ora è arrivata. Eseguo i miei gesti con la sacralità di un rito. Accarezzo la lama, affondo con fermezza per due volte lo stiletto nel tuo petto. Il pavimento di marmo si riempie di sangue. I tuoi occhi sono sbarrati, stupiti e increduli.  La tua esecuzione è stata compiuta. La mia promessa non è caduta nel vuoto. Hai infine avuto quello che meritavi… Tu giaci a terra come morta.

Aspetto circa 30 secondi. Poi ti finisco di togliere nastro adesivo e ti slego. Mentre pulisco il “sangue” dal pavimento, prima che raggiunga il tuo tappeto nuovo, mi riempi di baci. Mi dici che ti ho fatto letteralmente morire. In ogni senso. Che finalmente ho capito tutto di te. Che sono stato  irripetibilmente “borderline“, fantastico. Fenomenale! Persino lo stiletto truccato con il sangue finto! E il cloroformio! La maschera! Scuoto la testa e sorrido, come a prenderti in giro. Amica mia, lo sai, io adoro dar vita ad ogni tua fantasia. Tutte, nessuna esclusa. Ma dai retta a me, questa è l’ultima volta, davvero l’ultima volta, che noi due giochiamo al “Serial Killer”… Ti piace un po’ troppo, per i miei gusti. E la cosa incomincia davvero a preoccuparmi…


La foto ha titolo “SERIAL KILLER” ed è stata scattata a luglio 2007.

Il testo, scritto in giugno-luglio 2007, è completamente opera di fantasia.
La storia è dedicata alla bellissima e inquieta modella della foto.
La poesia di Baudelaire è “L’Euatontimorumenos”, dai Fiori del male.

Dedicato a…

Dedicato a

Dedicato a chi ama viaggiare ed esplorare il mondo sulle proprie gambe.

Dedicato a tutte le donne che mi hanno amato, e poi odiato, infine dimenticato.

Dedicato a chi coltiva il proprio lato oscuro, senza troppo orgoglio ma senza alcuna vergogna.

Dedicato a me stesso, alla mia discontinuità, alla voglia mai appagata che mi lacera da sempre l’anima…