CARTA BIANCA

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Rubami. Adorami. Sarò il tuo Dio. Captami. Distruggimi. Sarò la tua follia.

Avrei potuto domandare il tuo stesso corpo, in questo strano scambio. La tua dignità. Gli abissi della tua vergogna. La tua anima ai piedi, solo per il vano piacere di calpestarla. Tu probabilmente avresti accolto tutte queste mie richieste, senza opporre resistenza alcuna. Mi hai dato carta bianca, amica mia. “Qualunque cosa”, mi hai detto. Perché desideri questo piccolo oggetto ad ogni costo. E ora fa’ solo ciò che ti ho detto. E’ facile. Abbi fiducia in me. Presto sarà tuo…

Rubami. Inseguimi. Sfuggimi. Eccitami. Cercami. Donati a me.

Ti guardo dal soppalco del secondo piano, dove non puoi vedermi. Hai un passo incerto e titubante, mentre entri e ti guardi intorno. Non sai se sono qui, ma mi stai cercando. Sei spaventata, e al tempo stesso profondamente eccitata. Non importava quanto enorme fosse la posta, sapevo con certezza assoluta che tu comunque avresti accettato la mia sfida. Ed è per questo motivo che tu meriti questo libro, mia folle ammiratrice. Perché possiedi inquietudine e coraggio. Voglia di varcar confini, e irragionevolezza. Spregiudicatezza e sensibilità. Un pericoloso abbinamento di virtù che oggi non ti salverà certo dal mio inferno.

Rubami. Respirami. Inebriami. Avvolgimi con la tua lingua. Con la tua paura.

Nessuna commessa potrà dar risposte alla tua ricerca. Nessun computer contiene la sua collocazione. E tu lo sai. Qui ci muoviamo fuori da tutti gli schemi. Qui ci muoviamo dove non ci sono regole. Cammini, rossa nel viso, nel dedalo di copertine colorate, alla ricerca del mio libro. Cammino con te, senza farmi vedere, silenziosa ed invisibile ombra. Non mi hai mai visto in volto: è facile il mio gioco, in mezzo a così tante persone. Ti aggiri per scaffali di autori eterni, mille volte più grandi di me. Per chilometri di cultura e di immondizia. Nella libreria più grande di Bologna. Proprio davanti alle torri. Cercami, amica mia. Scovami. Risolvi la mia caccia al tesoro tra gli scaffali. Dovrai capir tu dove. Dovrai capir tu come. Dovrai capir tu, alla fine di tutto , soprattutto il perché…

Rubami. Baciami. Mordimi. Offrimi la tua carne come prossimo pasto.

Hanno eleganza, i tuoi gesti. Mostrano determinazione, pur nell’incertezza. Come se una parte di te, fosse fermamente motivata a vincere sé stessa. E io le darò una mano. Guardi ad uno ad uno, quasi vergognandoti, tutti i romanzi erotici. Ti guardi alle spalle, mentre lo fai. Ma io non sono certo lì. E comunque ti sbagli. Non scrivo eros, mia giovane ammiratrice. Non eccito le menti, al più le travio. Mostro loro nuove strade. Io scrivo inferno, tormento, dannazione. Ma molto prima di queste cose scrivo complicità. Cerca altrove. La libreria è grande, eppure così pochi sono i posti in cui potrei averlo messo. Segui la tua fantasia. In fondo è semplice…

Rubami. Vivimi. Stupiscimi. Sconvolgimi. E infine poi uccidimi. Senza pietà.

Capto ogni tuo pensiero. Ogni tua emozione. Penso alle parole che ci siamo detti. Penso a tutto il tuo desiderio di dar vita alla tua più intima voce. Di lasciarti andare, finalmente. Di vivere in libertà l’amore. La mia antenna impazzisce nell’intensità di queste tue frequenze. Entusiasmo, e al tempo stesso timore. Intima gioia e delirio. Tormento e uno smisurato desiderio di proibito. La prima copia. Si, proprio così. Sarà tua. Deglutisci. La bozza de “Il Demone dell’amore”. Molti mesi prima che chiunque altro possa leggerlo. Molti mesi prima che gli altri lo amino, tu lo potrai amare. Fino ad aprile tutti dovranno attendere i tempi editoriali. Tu no. Sorrido, mentre osservo la tua caccia al tesoro tra gli scaffali. Ti senti di nuovo bambina, in questo nostro gioco. Divertita, nel mio nascondino, e al tempo stesso inquieta. Come se in questa ricerca fossi la preda, e non la cacciatrice. E’ il mio mondo, questo. Benvenuta amica mia, nel mio labirinto di follia. Lontano dalla ragione sta la mia bellezza. Oltre la prudenza. Oltre il pudore. Oltre i più battuti sentieri. Cammini. E io non riesco a staccare gli occhi dal tuo magnifico sedere. La voglia di toccarlo mi sta mordendo lo stomaco.

Rubami. Turbami. Acclamami. Adorami in ginocchio. Invocami. Fammi godere di te.

Amo i tuoi contrasti, amica mia. I tuoi combattimenti interiori. La bambina fragile che sta dietro a tante tue scelte, la accarezzerò. La guiderò. Le donerò tutto  il mio Demone dell’amore. Il folle scambio che ti ho proposto ora ti sta divertendo. L’emozione la senti venir su dallo stomaco. Mi cerchi ora per lettera tra i romanzi. Scuoto la testa con disappunto. Prima provi sotto la lettere “I”. Poi sotto la lettera “R”. E io mi chiedo, divertito, se Ramo sia il nome, e Rubato il cognome, o viceversa. No. Cerca ancora. Cercalo altrove. Trovalo. Presto sarà tuo. E allora ti darò ali che cerchi, se vorrai volare.

Rubami. Cercami. Scoprimi. Vendimi l’anima. Viaggiami dentro di te

Stai andando nel reparto giusto. Finalmente hai capito. Non era così difficile. Cerchi sotto i libri delle poesie di Neruda. E finalmente mi trovi. Lo prendi in mano. Lo annusi. Lo baci, felice come una bambina davanti al suo nuovo gioco. Lo stringi al petto e chiudi gli occhi. E’ quasi tuo. Ora però ricorda il nostro patto. E rispetta le mie regole.
Rubami. Ascoltami. Assecondami. Pagami. Dammi ora tutto ciò che ti ho chiesto.
“Se vuoi la bozza del Demone dell’amore, mia folle ammiratrice, non voglio il tuo corpo. Non voglio nemmeno le tue labbra. Dovrai solo fare qualcosa di molto coraggioso. Ti porterò oltre la tua morale. Dovrai andare contro te stessa. Contro tutto quello che ti hanno insegnato. Contro la brava bambina che ti hanno detto sempre di essere. Troverai la bozza del “Demone dell’Amore” alla Feltrinelli, già questo sabato pomeriggio. Non farti vedere. Mettilo nella borsa. Ed esci senza pagarlo. Stai tranquilla. L’ho messo io, e non suonerà l’allarme quando uscirai.”

Rubami. Rubami. Rubami. Rubami. Rubami.

Ti tremano le mani. Le senti ghiacciate. Non ci scorre più il sangue. Ti porti in un angolo lontano. Dove non ci sono telecamere. Sei tesissima. Ti senti una ladra. Non hai mai rubato nemmeno uno spillo, in vita tua. E’ la tua paura più grande, essere scoperta mentre rubi qualcosa. Sei una brava ragazza. Si. E ciò che ti voglio mostrare, sta oltre l’essere una brava ragazza. Seguimi. Vinciti. Supera le tue paure. Io non ti chiedo altro. Ti metti dietro ad un uomo alto, per coprirti meglio. Ma sei tesa come una corda. Inciampi e quasi gli finisci addosso. Ti aiuta ad alzarti, mentre ti scusi. Ma intanto, mentre eri a terra, hai velocemente infilato il libro nella borsetta. E ora ti senti più sollevata. La prima cosa è fatta. Ora viene la più difficile. La prova del fuoco. Respiri profondamente. E ti dirigi all’uscita della libreria.

Rubami. Percorrimi. Superami. Oltrepassami. Ascoltami in tutta la paura che hai.

Fai piccoli passi terrorizzata, avvicinandoti al controllo sonoro. Stringi i pugni scaramanticamente. Ti ho detto di fidarti di me, amica mia. Il libro non farà suonare l’allarme. L’ho messo io stesso. Procedi. Vincinti. Sfidati. Cammini con gli occhi chiusi. E quando passi, esplode come un tuono il segnale dell’allarme. Apri gli occhi, il segnale sta lampeggiando. Il tempo sembra che si sia fermato. Tutti ti guardano. I commessi ti dicono di aspettare un attimo. Di non preoccuparti. Probabilmente è una sciocchezza. Tu pensi al libro dentro alla borsetta e ti senti una morsa sulla stomaco. Ti sembra di sprofondare.

Rubami. Odiami. Insultami. Picchiami. Schiaffeggiami. Desiderami morto.

Ti fanno passare un paio di volte, e sempre suona l’allarme. Chiamano l’addetta alla sicurezza. Ti fanno aprire la borsa. Dove c’è anche il libro. Ti viene da piangere. Ti stai vergognando come non ti era mai successo. Ma non è il libro che ha fatto scattare l’allarme. Non ha neppure il codice a barre, amica mia. Perché ti avrei dovuto mentire? “Qualcuno deve averle fatto uno scherzo, dice la commessa. Le hanno attaccato un’etichetta di un altro libro sotto la gonna.” Ride. “Guardi. Proprio sul suo sedere!  C’è pure un biglietto scritto a mano.” Leggi il biglietto. Non credi a ciò che c’è scritto. Spalanchi gli occhi, incredula. Le tue mani si raggelano alla lettura di quelle parole. Si, amica mia. Qualche secondo fa, ti ho aiutato a rialzarti. Piacere. Ero io. Le tue gambe iniziano a tremare. Sorrido, invisibile e già lontano. Ora a te la scelta, mia coraggiosa ammiratrice. Ma non hai molto tempo per decidere. Hai quindici minuti. Non un solo minuto di più.

Rubami. Evitami. Sfuggimi. Scappami. Ora corri lontano più veloce che puoi.

Ti osservo, dalla finestra, mentre pensi a ciò che ti ho scritto nel biglietto. Nel tuo combattimento interiore. Nella tua guerra tra ragione e desiderio. Scuoti la testa, come a dire no. “Non posso. Non voglio. Non devo.” E ti allontani di passo veloce. Fuggi. Mentre io, invece, vado a prepararmi. So già che presto ci rivedremo. So chi sei. So che ci sarai. Non mancherai all’appuntamento

Rubami. Vivimi. Stupiscimi. Sconvolgimi. E infine poi uccidimi. Senza pietà.

Ed eccoti qui, amica mia. Da quando hai aperto la porta, non ci siamo ancora scambiati una parola. Rimani immobile da più di un minuto sulla porta, senza dire nulla. Mi studi. Mi aspetti. Ci fissiamo negli occhi, senza batter ciglio. Ti sorrido. E subito hai capito cosa voglio da te. Non ti aspettavi proprio di vedermi. Sei sconvolta. Eppure così tanto lo desideravi, questo momento… Abbasso le luci. Ti metto le mani sulle spalle. E’ musica per me il tuo respiro convulso mentre ti spoglio nella penombra. Nuda. Meravigliosamente nuda. Completamente nuda. Nelle mani di un perfetto sconosciuto. L’hai sempre sognato. Appoggio una mano sul tuo seno e ti ascolto. Sorrido.  Il cuore ti sta proprio scoppiando nel petto. Respiri col naso, profondamente. Non ti sembra vero di essere qui. Mi hai chiesto se le faccio davvero, quello cose che scrivo sul mio blog. Questa è la mia risposta. Le labbra ti vibrano mute, in un silenzioso balbettio. Ti bacio sul collo. Lentamente. Ti accarezzo i capelli. Ti rassicuro. Senza alcuna fretta. Hai i nervi a fior di pelle. Il fuoco che ti dilania il ventre. Lasciati andare, amica mia. Fai fare tutto a me. Chiudi gli occhi e vieni con me. “Tu devi essere pazzo!” Balbetti sottovoce. E io non ti rispondo: hai perfettamente ragione. Lo sono. Ora però segui i miei passi. Segui la mia follia. Ti guido sul letto. Sul comodino vicino al libro, c’è ancora l’invito che ti sei trovata sotto la gonna.
“Ti aspetto all’albergo davanti alla libreria. Camera 12, primo piano. Tra 15 minuti. Non parlarmi. Odio i convenevoli“

Rubami. Accoglimi. Toccami. Respirami. Godimi. Ma stai attenta a me.

Muovo le mani sul tuo corpo. Ti faccio venire dolcemente la pelle d’oca. Scivolo con le dita, per tutto il tuo ventre. Scivolo lento, fino ad annegare nella tua umidità. Gemi. Impazzisci. Ti stai sentendo dolcemente morire. Prendo i tuoi polsi. Li porto dietro alla schiena. Senza che tu le possa vedere, ti faccio sentire due corde, con le mani. Scuoti la testa. Hai un sussulto. Dici “no”, ridendo. E fai un passo avanti. Io sto fermo. Zitto. Ti aspetto. Ti do il tempo per decidere. Ti do il tempo per capire. E quando torno, mi fai trovare tu stessa i polsi. Li lego dietro alla schiena. Con dolcezza. Con fermezza. Ti accarezzo si seni. Ti do un bacio sulle labbra. Ti rassicuro. E tu mi porgi tutta te stessa come a dire. “fai di me tutto quello che vuoi”.

Rubami. Accoglimi. Contienimi. Venerami. Fatti riempire di tutto me stesso.

Ti metto in ginocchio, con le gambe aperte sul letto. Ti accarezzo. Ti afferro da dietro. Tenendoti la testa per i capelli. Quando entro in te, fai un urlo di stupore. Mordi il cuscino. Per non gridare di piacere. Gemi. Respiri. Gemi. Respiri. Gemi. Respiri. Liberi nell’aria preghiere convulse di piacere. E io combatto con te, alleato e nemico, questa dolce battaglia. Balla con me, questo tango all’inferno, amica mia. Sono musica diabolica i rumori del letto. Sono canti di demoni le nostra urla straziate. Sono braci impazzite le luci che si muovono su e giù, assieme al nostro movimento. Sono tutti i gironi infernali, quelli che ti senti esplodere dentro. E sono gocce di fuoco, infine, il mio piacere sulla tua pelle. Ti bacio sulla bocca. A lungo. In profondità. E poi mi stacco da te.

Rubami. Volami. Esplodimi. Amami. Respirami in tutta la mia follia.

Ti guardo negli occhi, mentre ti slego i polsi. Mi guardi, con gli occhi pieni di silenziosa follia. Giaci ancora lontana, nell’estasi assurda di un piacere proibito.  Devi ancora realizzare di essere stata tu, a vivere ciò che hai vissuto. Ti è sembrato tutto un folle sogno. Eppure così vivo. Eppure così lacerante. Eppure così infinitamente vicino a te stessa. Non hai avuto il tempo di capire, e tutto sta già finendo. Tra pochi minuti io sarò via. E non mi vedrai mai più. Mentre mi rivesto rimani sul letto. Nuda. Prendi in mano “il Demone dell’amore”. In silenzio cominci a sfogliarlo. Scorri veloci le pagine. Leggi i titoli di tutti i racconti. E infine ti fermi alle ultime pagine del libro, dubbiosa. Curiosa. Si intitolano “CARTA BIANCA”. Sono alcuni fogli completamente vuoti. Non c’è scritta nemmeno una parola. Li esamini perplessa. Mi guardi per un attimo e ti chiedi silenziosamente il perché. Sorrido. E senza dirti più nemmeno una parola, esco dalla camera.

Rubami. Dimenticami. Annullami. Cancellami. Ma portami, per sempre, dentro di te.

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Il Racconto “CARTA BIANCA”, concepito come ultimo nella raccolta “IL DEMONE DELL’AMORE” è stato scritto nel gennaio 2011. La fotografia, dal titolo “CARTA BIANCA” è stata scattata nel gennaio 2011.